Benvenuto sul sito della tribù Nambikwara

Immaginiamo un territorio grande Come la Francia e in gran parte inesplorato, coperto da arbusti spinosi e contorti: è l’altopiano del Moto Grosso, nel centro del Brasile. Piccoli gruppi di indios nomadi percorrono questo territorio: sono i Nambikwara.

Lèvi-Strauss, un etnologo francese, è vissuto per alcuni mesi nel 1938 con un gruppo di essi e ha descritto come vivono.

Nella stagione secca, che va da marzo a ottobre, i Nambikwara vivono dispersi in piccoli gruppi in accampamenti costituiti da 7 o 8 ripari tatti di foglie di palma infisso nel terreno, sotto i quali ogni famiglia ripone i propri oggetti.

I Nambikwara non portano vestiti; gli uomini hanno solo un fiocco di paglia appeso alla cintura e le donne qualche ornamento di conchiglie o di cotone.

Foto tribù NambikwaraAl mattino, quando sorge il sole, si attizzano i fuochi, si fa una leggera colazione con gli avanzi della sera e gli uomini partono per la caccia con arco e frecce. Donne e ragazzi, invece, armati di bastoncini appuntiti vanno in cerca di radici, uova, piccoli animali, insetti, I ragazzi si rendono presto conto del problema più grave della vita Nambikwara, quello del cibo, perciò partecipano alle spedizioni di raccolta. Quando gli uomini tornano dalla caccia, spesso senza aver preso nulla perché la selvaggina è scarsa, si mangiano gallette di manioca o ciò che è stato trovato durante il giorno. Alla sera a turno le donne vanno a far provviste di legna. I rami vengono ammucchiati in un angolo e ognuno ne prende secondo il bisogno.

Attorno ai fuochi si radunano le famiglie; la vita familiare è allegra e piena di tenerezza; si vedono spesso marito e moglie che scherzano e si accarezzano affettuosamente. Gli uomini trattano le donne con grande gentilezza e le aiutano nelle piccole faccende domestiche. Marito e moglie sono indispensabili l’uno all’altra: nella stagione secca è la moglie che procura gran parte del cibo ed è lei che durante i lunghi spostamenti porta in una grande cesta di bambù tutti i beni posseduti dalla famiglia. Nella stagione delle piogge, quando i vari gruppi si riuniscono in un unico villaggio, è il marito che provvede alle necessità alimentari piantando e coltivando giardini in cui crescono manioca, mais, fagioli, cotone, arachidi, zucche, tabacco.

Panorama del territorio del Mato GrossoLe coppie Nambikwara hanno pochi bambini, uno o due, perché le difficoltà di procurarsi il cibo impedirebbe loro di allevarne di più. I bambini non vengono mai puniti: non si fa mai il gesto di picchiarli se non per gioco. I padri costruiscono piccoli archi per i loro figli e li portano a passeggio sulle spalle. Le mamme fanno divertire i piccoli: afferrano il bambino e ridendo fanno finta di buttarlo a terra: «Andam no tebu» (ora ti butto). «Ninui» (non voglio) risponde il bambino con voce acutissima. Il capo ha il compito di cercare un luogo adatto per costruire il villaggio e di stabilire gli itinerari da seguire durante la stagione secca; ma le sue decisioni sono valide solo se sono accettate da tutti i membri del gruppo.

Poco tempo dopo il viaggio di Lévi-Strauss, due missioni, una di Gesuiti ed una di protestanti americani, si erano stabilite accanto al villaggio di questo gruppo di Nambikwara. Un altro etnologo, Oberg, ha descritto dieci anni dopo lo stesso gruppo: di tutti gli indios che ho visto nel Mato Grosso, questo gruppo riuniva i più disgraziati. Tutti erano malati ed avevano l’addome gonfio per i parassiti intestinali. La loro avversione a lavarsi produce la formazione di un intonaco di polvere e di cenere sulla loro pelle. I Nambikwara sono attaccabrighe e ineducati.

Quando andavo a far visita ad uno di essi nel suo accampamento egli vedendomi mi voltava la schiena dicendo che non desiderava parlarmi. Non è necessario rimanere a lungo presso i Nambikwara per rendersi conto dei loro profondi sentimenti di odio, di diffidenza e di disperazione.

Panorama del territorio del Mato GrossoCome mai lo stesso gruppo di uomini, che aveva suscitato tanta simpatia e amicizia in Lèvi-Strauss per la sua gentilezza e spontaneità, appariva ora cosi diverso? Lèvi-Strauss aveva conosciuto i Nambikwara quando nessuno ancora aveva cercato di sottometterli. Invece i missionari avevano imposto loro di cambiare abitudini, di vivere secondo i costumi europei.

Perché i Nambikwara avrebbero dovuto indossare vestiti dal momento che erano stati sempre abituati a muoversi liberamente senza indumenti che li impacciassero? E i loro riti, le loro danze, i loro giochi? Perché dovevano rinunciare ad essi? I Nambikwara rifiutavano di distruggere i loro usi, le loro abitudini, cioè la loro cultura, e rispondevano ai tentativi dei missionari sfuggendo agli uomini bianchi; ecco perché sembravano ad Oberg poco socievoli. Resistevano passivamente, cioè non facevano nulla. Rifiutavano persino di lavarsi, proprio essi che, secondo quanto racconta Lèvi-Strauss erano abituati a bagnarsi nel fiume più volte al giorno, anche per puro divertimento”.

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